giovedì 27 agosto 2026

Dolore

Ognuno vive il dolore a modo suo; nessuno può davvero capire quello altrui. C'è chi lo porta dentro e chi lo tira fuori a ogni conversazione, ma non esiste un misuratore che ci indichi chi soffre di più. Il mio dolore, ad esempio, ha le sembianze di un omino disegnato da un bambino, solo un po' cicciottello. È nero perché è un'ombra, simile a un fantasma. Non ha occhi, né bocca, né mani. Eppure riesce a strozzarmi, tanto da farmi soffocare. Attacchi d'ansia? Di panico? Ma quando mai. Quello è proprio il dolore che viene a trovarmi. Compare nei momenti più assurdi: basta una coperta addosso, o qualcuno che mi tocchi la faccia o mi stringa i polsi. In quel momento vorrei solo scappare da tutto quel dolore che non è giusto sentire. Eppure mi fa compagnia da quando sono bambina; infatti non credo mi abbandonerà mai. Fa parte di me.Ho già provato a scappare, a eliminare persone dalla mia vita, a nascondermi. Ma lui mi trova sempre: non ho una via di scampo. Ho provato a guardarlo negli occhi e a ricordare, ma fa male allo stesso modo. Allora ho capito che ci devo convivere. Quando viene a trovarmi fingo con gli altri, mentre dentro di me muoio sempre un po', ogni volta di più. Respiro, come mi hanno insegnato, ma non serve a molto. Quando il mostro è dentro di te, sigillato in ogni articolazione, tendine, muscolo e organo, e scorre persino nelle vene, ci mette un attimo ad arrivare alle arterie e a toglierti il respiro.

venerdì 24 luglio 2026

Giorno 1 a Napoli

Partiamo con il mal di testa e una bella gatta da pelare: a Francesco si stacca l'apparecchio. La preoccupazione è alle stelle. Le alternative sono due: tornare indietro e buttare 2500 euro tra treno e alloggio, o cercare un dentista sul posto sperando che non ci chieda una cifra esorbitante. Opto per la seconda opzione e passo il viaggio in treno a cercare studi dentistici in zona. ​Arriviamo a destinazione stremati, con le valigie al seguito dopo la metro. Ad accoglierci c'è il proprietario di casa, un signore d'altri tempi. Gli raccontiamo il problema di Francesco e lui, senza esitare, chiama un dentista di sua fiducia che accetta di aprire lo studio il giorno seguente appositamente per noi. ​Più tardi usciamo per fare la spesa. Sto trascinando una cassa d'acqua quando ci fermiamo in un negozio di detersivi. Il commesso ci avvisa che fanno consegne a domicilio e, di sua iniziativa, prende detersivi e cassa d'acqua e ci scorta fin sotto casa. Senza volere nulla in cambio. Primo shock: non siamo proprio abituati a questa premura. ​La mattina dopo andiamo dal dentista, scortati di nuovo dal signore della casa. Il medico riattacca la placca, risistema il filo e rimette a posto l'apparecchio. ​Secondo shock: non pretendono un centesimo. Né il dentista, né il nostro host. Erano quasi stupiti di vederci così increduli. Loro non sapevano nulla del nostro periodo no, delle ristrettezze economiche, dei problemi di salute che ci portiamo dietro... se lo avessero saputo, chissà cos'altro si sarebbero inventati per aiutarci. ​Li ho visti come degli angeli custodi. In un mondo che spesso cade a pezzi, Napoli mi ha restituito la fede nell'umanità.